Entra nel vivo il nostro viaggio alla scoperta di “Alte Ceccato. Un sogno di città”, con le interviste esclusive ai testimoni che hanno vissuto la nascita e lo straordinario sviluppo della “cittadella attorno alla fabbrica”.
Attraverso i loro ricordi, immagini storiche ed esperienze vissute, ricostruiremo le radici di un sogno diventato realtà. E ci ritroveremo dal 12 al 20 settembre ad Alte, per condividere tutto questo e parlare di futuro.
In questo percorso Paolo Cabalisti ci ha aperto le porte del suo prezioso archivio, da dove abbiamo scelto uno scatto iconico che parla da solo: la foto di “Maria Postina”.
Perché questa immagine è così speciale?
Sullo sfondo spicca la storica e inconfondibile facciata della Ceccato, cuore pulsante dell’identità di Alte, e lo scatto stesso emana un’energia travolgente, fatta di entusiasmo e profonda voglia di progresso. La figura di Maria testimonia la forza e il ruolo centrale delle donne nella crescita e nella modernizzazione del nostro territorio.
Non perdete l’intervista completa per entrare nella storia e nelle emozioni che hanno plasmato Alte Ceccato!
I cinquant’anni di fotografia che hanno immortalato Alte: parla Paolo Cabalisti
Non solo le immagini, anche la musica ci può far rivivere l’entusiasmo dei mitici anni Sessanta! Perchè Alte ha visto nascere la carriera di un artista che ha vissuto da protagonista la rivoluzione musicale degli anni sessanti, l’era del Beat, dei complessi e delle canzoni che univano spensieratezza e voglia di novità.
Giuliano Cederle ci racconta l’inizio con gli Anonimi, una band nata proprio ad Alte, e sarà con noi domenica 20 settembre in Piazza San Paolo ad Alte Ceccato, per rivivere e ricordare il sogno musicale di un’intera generazione.
Il Sogno di Alte e la musica immortale: Intervista a Giuliano dei Notturni
La case cresciute come funghi, le officine nate spontaneamente nei garage, il fermento per i grandi eventi sportivi, un’atmosfera cosmopolita che vibrava attorno al sogno industriale del visionario Pietro Ceccato: così Anna Scavo, racconta l’incontro con le “sue Alte” nel 1954, e ci racconta il senso di appartenenza che ancora le fa battere il cuore!
Mattonella per mattonella: un’ Alte Ceccato cosmopolita nei ricordi di una vita
“Alte Ceccato. Un sogno di città” non vuole essere un’operazione nostalgia: conoscere il passato serve a capire chi siamo e ci aiuta a proiettarci nel futuro e nel mondo. Nell’intervista a Domenico Concato parliamo del legame indissolubile tra etica del lavoro, radici locali e visione globale.
«L’etica è madre dell’estetica»: da Alte Ceccato al mondo, la visione globale di Domenico Concato
Il valore del lavoro. Ma anche il potere della comunicazione e la capacità di tracciare la rotta e spingere l’organizzazione verso il futuro, mettendo al centro le persone. Il ritratto di Pietro Ceccato è l’immagine di un grande uomo, che ha lasciato una grande eredità, che abbiamo il dovere di continuare a testimoniare.
La cittadella del lavoro e la visione di Ceccato nel ricordo pieno di ammirazione di Ruggero Vencato
Alte era anche una “comunità educante”, dove si imparava la vita, a scuola, in parrocchia o facendo sport. Gianfranco Mensi, attraverso il suo racconto, ci porta a riflettere sull’importanza dei legami sociali, della cultura condivisa e dell’uso rigoroso dei dati per comprendere, accogliere e integrare le nuove comunità nel presente.
“C’è una parola che ho sentito pronunciare, dalla presidente della Pro Loco Ornella Vezzaro, che mi è rimasta impressa: la parola “pionieri”. E’ l’immagine giusta per fare un saluto ideale ai nostri genitori e a tutti i personaggi storici di Alte Ceccato, pensando a cosa hanno trasmesso ai figli. Mio papà Adriano era un pioniere di Alte” così Paolo Nascimben racconta i ricordi dell’infanzia e la grande eredità ricevuta da chi ha fondato la comunità di Alte, con “il coraggio di partire dal nulla.”
Il coraggio di partire dal nulla: la Alte Ceccato dei pionieri nel ricordo di Paolo Nascimben
Un’altra famiglia di “pionieri” arrivati ad Alte nel 1959: attraverso i ricordi di Giovanna e Renato Poli emerge lo spaccato di una comunità in piena crescita, animata da un forte senso di solidarietà e vicinanza tra le persone. Una comunità che sapeva dare spazio ai giovani, alla loro voglia di esprimersi, come nell’esperienza del Club Studenti del 1967.
Alberto Danzo e la sua famiglia sono da sempre residenti a Montecchio Maggiore, ma il legame con Pietro Ceccato è forte, grazie alla profonda amicizia che legava il nonno Beniamino al commendatore. In questa intervista, tra fotografie d’epoca e atti notarili di permuta ritrovati di recente, emerge l’importanza della terra nel dare forma al sogno e alla visione di Alte Ceccato.
La terra che ha dato forma al sogno: l’archivio ritrovato della famiglia Danzo
Lino Vandin, arrivato ad Alte nel 1956 all’età di nove anni, direttamente dal Belgio, ci regala i suoi ricordi d’infanzia — dalle difficoltà linguistiche di un bambino che parlava solo francese agli inni cantati nel cortile della scuola-fabbrica, fino all’esplosione della vita sociale all’oratorio — facendo emergere il ritratto vivo di una comunità in piena fioritura culturale e umana.
Il bambino che parlava francese: come Alte Ceccato è diventata la casa di Lino Vandin
Claudio Vaccari, attraverso i suoi ricordi d’infanzia e di giovinezza, ci spiega perché Alte sia, per sua stessa natura, una realtà aperta, unita e priva di barriere mentali. Da “terra di forestieri” a modello di integrazione. Ricordando l’origine del nome e la grande figura di Pietro Ceccato.







